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ta quella commedia.
- Sai, quando noi usciamo, ci trucchiamo, e così facciamo con te. Ora ti preparo
anche un vestitino nuovo. - E scomparve di corsa. Tutta quella concitazione metteva
Aya in sospetto: si faceva tirare su i capelli, si faceva mettere docilmente il trucco sul
viso e sugli occhi, ma rimaneva imbronciata. Poi, a un certo punto disse a Floriana:
- Tu sei la mia sorella spirituale, vero?
- Che vuoi dire? - chiese Floriana.
- Tu raccoglievi i miei messaggi, no?
Floriana non sapeva cosa rispondere, guardò Marina, poi riportò gli occhi su
Aya: con l ombretto verde sugli occhi e i capelli tirati su, sembrava già un altra; Ma-
rina ora stava spargendo, con un largo pennello, del fard.
- Sì - disse - sono la tua sorella spirituale.
- E allora dimmi: cosa mi state combinando? Voi non mi state truccando: mi sta-
te trasformando. Sembro un altra.
Floriana era imbarazzata e non osava guardare Aya negli occhi. In quel momen-
to entrò Lara, con un paio di pantaloni colorati. Fece una buffa smorfia e disse:
- Questi sono per te.
- Pantaloni?
- Una specie. Meglio di niente.
- Perché mi state facendo questo? - chiese Aya, cercando di infilarsi quella che
una volta era una camicia. E aggiunse, visto che la risposta non arrivava: - Credete
che così non mi riconoscerà?
- Chi non ti riconoscerà? - chiese Marina.
- Dai, non fate così, lo sapete meglio di me. Il sacerdote!
Lara, a quel punto, vista l intuizione di Aya, che certo stupida non era, decise di
dirle che era proprio così: la stavano davvero proteggendo dal sacerdote, che come lei
era riuscito a scappare dal passato e a inseguirla. E stava venendo proprio lì. Ma non
doveva allarmarsi: - Questo è il nostro vantaggio: noi sappiamo di lui, ma lui non sa
di te. Viene qui solo per dormire dallo zio. Eventualmente vedrà delle ragazzine eu-
ropee, se mai ci incroceremo. Sta tranquilla.
La bambina ascoltò in silenzio la spiegazione. Poi disse, quasi rassegnata:
- Ora è tutto più chiaro. Lui viene per il sacrificio!
- Che non ci sarà - affermò Lara, che aveva una fiducia smisurata nello zio.
- Siete pronte? - chiese Leo, al di là della porta. - Dai, che è tardi.
- Eccoci - disse Lara, uscendo seguita da Marina, Floriana e una bella bambina
un po troppo truccata ma certamente irriconoscibile.
- Sei stupenda! - disse Leo. Marina sentì una fitta di gelosia. Aya era davvero
bella, ed era stata proprio lei a trasformarla così: il fard, i capelli rialzati, il trucco
leggero le davano un aria più occidentale, ma nello stesso tempo ne esaltavano il fa-
scino misterioso; i pantaloni le stavano bene, mentre come camicetta conservava la
parte superiore del suo abito.
- Avete fatto un bel lavoro - approvò Omero.
Sentirono un rumore. Aya si spaventò e prese la mano di Lara.
- Poche chiacchiere, ragazzi - disse Omero - sono arrivati. Via, scappate di là.
Ma proprio in quel momento nel vano della porta compariva Bettini, seguito dal
sacerdote. Le ragazze si nascosero dietro il divano, trattenendo il respiro. Leo si se-
dette in fretta e furia.
- Mio fratello Omero, mio figlio Leo - disse il dottore - e lui è Nauatl, sacerdote
supremo.
- Sono onorato - disse quest ultimo. Aya ebbe una sensazione di terrore, a senti-
re quella voce così familiare. Si mise una mano sulla bocca per soffocare il grido che
le saliva dal profondo.
- Anche io sono onorato - disse Omero, che in cuor suo maledisse la fretta con
cui il fratello aveva guidato. Un altro minuto, e le cose sarebbero filate lisce. E ora?
- E un ambiente simpatico - disse Nauatl, guardandosi attorno. - Qui ci sono co-
se più interessanti che a casa del mio collega.
- Sarei io - disse Bettini al fratello, e spiegò: - Il sacerdote è anche medico.
Omero era teso. Quelle ragazzine nascoste dietro al divano dovevano uscire dal-
la stanza e scappare. Ma come?
Il sacerdote osservava gli strani macchinari di Omero, con un misto di ammira-
zione e curiosità. Leo gli si era avvicinato per studiarlo meglio: possibile che
quell uomo, dal viso buono e dal fisico possente, fosse così pericoloso per la piccola
Aya?
- Tuo fratello mi ha detto che sei molto potente - disse il sacerdote a Omero - e
tutto quello che vedo qui serve per le tue magie, suppongo.
- Sì, infatti. Quasi tutto.
- Posso togliermi questa ridicola corazza di stoffa? - chiese Nauatl, che si sfilò la
giacca senza neanche aspettare la risposta, e la gettò verso il divano, ma il lancio fu
più forte del previsto e la giacca andò a finire dietro il divano, sulla testa di Lara.
- Oh, scusa - disse il sacerdote avviandosi a riprenderla - ora la alzo.
Omero fece un volo e lo precedette.
- Ecco fatto - disse, sedendosi poi sul divano, con la giacca in mano. Un salto
così non lo faceva da almeno vent anni.
Bettini rimase sorpreso, sia per il gesto atletico del fratello sia per la sua espres-
sione: era ansiosa, e non capì perché; le ragazze ormai dovevano essere sulla strada
verso casa, e quindi perché essere così preoccupato?
O forse erano ancora in casa?
O forse erano ancora nella stanza?
O forse erano nascoste, magari dietro al divano? E in questo caso ecco spiegato
lo schizzo del fratello. Nauatl si era avvicinato all enorme scrivania, più che altro il
banco di lavoro di Omero.
- E tutto meraviglioso, qui. Ah, anche tu hai una scatola magica?
- Sarebbe? - chiese Omero, che cercava a gesti di far capire al fratello che le ra-
gazze erano lì, alle sue spalle.
- La televisione - disse Bettini, cercando di fare anche lui dei gesti per far capire
che aveva capito. Ora era sicuro che erano ancora tutte lì.
- Quella è una scatola davvero magica - disse Omero, alzandosi dal divano, che
era di fronte alla scrivania. - Si chiama computer.
- Più magica della... come hai detto? televisione? - chiese Nauatl.
- Certo. Posso scrivere, prendere appunti, fare disegni, progetti. - Mentre si avvi-
cinava al tavolo, aprì una porta, quella attraverso la quale le ragazze sarebbero dovute
scappare.
- C è aria viziata - si scusò, poi si avvicinò al computer e cominciò a scrivere
qualcosa a caso.
Cercava di distrarre Nauatl, mentre le ragazzine avrebbero dovuto trovare il
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De nihilo nihil fit - z niczego nic nie powstaje.
Dies diem doces - dzień uczy dzień.